Come in una tela di Vettriano

Ti ricordi?
Di una notte sottratta
ai nostri soliti mondi,
incatenati a moti
unicamente tondi.
Ti ricordi?
Di due sconosciuti
coi sensi in libera uscita,
che un fiuto ruffiano
precipitò in uno strepitoso
Vettriano.
Pochi gesti essenziali
d' un'eleganza cruda,
riflessi nello specchio
d' una stanza nuda.
Io inginocchiata
e tu perduto nella gola
traboccante, in silenzio,
amore e senso.
Spalle al muro,
io sospesa sulla tua mano,
che sfiorava
la fioritura più copiosa,
la più meravigliosa
d'ogni mia primavera.
Ti ricordi la chiusa?
La tua carezza morbida
sopra i miei capezzoli duri.
Suggello alla tua fame finita,
alla mia fame rinata.
Mai più saziata.
©
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L'autore
Manuela Mori
Nata il 4 Luglio 1957, è sposata senza figli. Laureata in Lettere moderne presso l'Ateneo di Pisa, da trent'anni lavora presso un'azienda privata del Centro Italia, come responsabile del settore contabilità e bilancio. Scrive versi per diletto. Alcune sue poesie state selezionate dal giornalista Aldo Forbice per il co
Commenti (1)
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Carlo Modonutti3 marzo 2010
no, non ricordo, forse non ero io, uff, peccato. Piaciuta, scorre via liscia, ops gaffe. simpaticamente Carlo
