I miti di Troia (Atto III) -I renitenti alla leva-
Quivi principia la preparazione
d'una gran guerra annunziata dal fato
non tutti i prodi eran pronti all'azione
non per l'onor d'un sovrano tradito
per quella Lei facilmente adescata
dall'avvenenza d'un frutto proibito.
M'a dire il vero altra scelta non v'era
per questi eroi con ben poche virtù
schiavi d'un patto firmato alla sera
non certo per cincischiar o per noia
ma per la donna del buon Menelao
che dimostrò d'esser degna di... Troia!
Certo anche loro però furon stolti
anche se erano in trenta a volerla
se la vittoria facea gola a molti
ciò non giustifica patti e difese
d'un onor che poi valeva ben poco
considerando le amorose imprese.
Dunque potete voi già immaginare
se poi qualcuno cercava un trucchetto
per non partire, ad altri lasciare
quell'incombenza, quell'atto "dovuto"
poi se ben penso tra quei valorosi
c'er'anche Ulisse, l'acheo più astuto.
Proprio quel grande sovrano isolano
di guerre certo non volea sapere
ma se poi tutto gli pareva vano
per tentar di non partire, di fatto
con vesti stracce, un secchio di sale
cercò di farsi giudicare matto.
Ma fu scoperto, e da Palamede
che concorreva con lui nell'astuzia
al truffatore non tenne fede
e quasi a forza decise d'armarlo
firmando in tal modo la sua condanna
poiché l'istinto d'Ulisse fu odiarlo.
Poi non scordiamoci del prode Achille
strano per un personaggio sì forte
con più coraggio e più forza di mille
inizialmente non era propenso
tanto che pure camuffò da donna
ma durò poco, avea poco senso.
Di quell'inganno Ulisse s'accorse
e con un piano a dir poco ingegnoso
costrinse Achille a fuggir dalle morse
d'un ruolo che proprio non lo allettava
altro che vesti e indumenti da donna
l'odor del sangue nemico bastava!
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Saldan
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