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Donne 11 marzo 2010 · lettura 4 min · 2685 letture

La mimosa

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Giuliano Dal Bosco 125 poesie pubblicate
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Me ne stavo in riva al lago semiassorto, o fors'era un altro tempo, un altro posto, ma che fosse pieno inverno oppure agosto non importa, ero là ... quando ho scorto, da lontano come immagine sbiadita nello spazio, che incedeva dolcemente, una sagoma già nota e indefinita sulla spiaggia avvicinarsi lentamente: una bimba? ... una ragazza? ... o un'anziana? Qualche volta strani scherzi gioca il senno ... ...anche la memoria nel tempo lontana. Mi guardò, io salutai con solo un cenno ... Nei suoi occhi ella teneva dei millenni, sulle spalle la fatica degli eventi nelle mani schiuse del lamento accenni e tenacia stretta forte tra i suoi denti ... ...così nacque una domanda un po' curiosa; timoroso, chiuso, le pupille basse chiesi, se nel mondo vi fosse qualcosa che efficacemente la rappresentasse: forse le parole dentro una canzone forse una melodia, un suono, un ballo forse un colore, un segno, o una stagione forse solamente un lieve fiore giallo. Quasi per recuperare versi immersi lei ristette, poi inspirò profondamente come per racimolare sensi spersi, dopo iniziò a parlare lentamente: Spesso m'identificate con la luna il satellite dalle forme sbiadite eppur sono io, sol io e più nessuna che diffonde luce sulle vostre vite. Altre volte m'accusate che dal melo tolsi un frutto, e per questo sono invisa io metà del vostro più limpido cielo quella mela, e la mia vita, ho condivisa. Sono io la spalla a cui vi puntellate quando s'indurisce il giorno e siete stanchi; sono quella che largisce un altra estate di colore vivo ai vostri volti bianchi; che basiti in fronte la vita futura non volete più sfidare fato o evento; dimostrandovi che spesso la paura non è calcolo ma vuoto sentimento. Sono quella che vi fa sentire eroi nelle piccole incombenze d'ogni giorno, e che prega in silenzio anche per voi. Sono santa, serva, stronza e sogno porno, sono quella che guardate in giù dall'alto quale essere obbligato a stare in basso ma ignorate che non m'è oscuro il salto Son la terra ferma dove il vostro passo malsicuro e incerto, appoggiate spesso. Sono quella che creava tra le urla nel vedere esasperato il proprio sesso, mentre brindavate al bar in una burla senza quasi, nella gioia un po' incompresa, penetrare quello che stava accadendo, senza poi neanche capire quanto pesa l'alito pieno di vita che io accendo. Sono l'abito stirato, il pasto caldo quello che intendete diritto dovuto, sono quella che gli affetti rinsaldo. Sono presso l'uscio il bacio ed il saluto e il sorriso che accompagna il vostro giorno son l'attesa silenziosa e le faccende sono il bacio ed il saluto al ritorno che per se non chiede regalie o prebende. Mi sentii d'un tratto futile ed idiota perso nella cateratta di parole, la figura mi divenne a un tratto nota come sagoma adesso volta al sole. Sono quella che persegue il tuo ideale, e che sempre assieme a te cavalca i sogni. Sono l'erba curativa se stai male, e al tuo posto piango quando ti vergogni. Cosa vuoi ti dica ancora? Quante cose? Cosa sono ancora chiedi? Non lo so. Ciò che ho detto sono, son stata e sarò Ma non sono delle stupide mimose.
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Giuliano Dal Bosco
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Commenti (1)

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Amara11 marzo 2010

...trovo bellissima questa poesia che appare sincera... e sa dire cose già dette... in una forma per nulla banale... io non so di metrica... ma mi scorre fluida all'orecchio... e mi appaga per musica e immagini...