Mangiavamo formaggini per le figurine tridimensionali
Hariseldom
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Pantaloncini corti
e sole negli occhi
con in tasca un giornaletto
e un sogno.
La banda del ciccione
a spadroneggiare sulla collina della ferrovia
e una sigaretta in tre
per drogarci di una emozione fasulla.
Mentre a Khe Sanh
i buoni americani
perdevano le loro giovani vite
per quei cattivi comunisti
come diceva anche il prete
già quello che ti guardava strano.
Ad ubriacarci di gazzosa
con la zeta
che era quello che importava
e con i tom e le le storie di Kammamuri
mentre tua madre
per chiamarti non aveva il cellulare
ma la sua voce.
E si mangiavano formaggini
perché c'erano le figurine animate
prima degli occhialetti
prima delle sconce storie
che ci racconta il grande illusionista.
E poi per quelle vie
cordone di testa
e pugni la cielo
per un Ho Chi Min che poi chi fosse
non si sapeva.
E il ciccione
giù dalla collina
con i suoi amici
dalle scarpe a punta
e il culo sudato.
E che poi
ci rimangono
briciole di biscotti
nella tasca
a chi lo racconti?
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Commenti (2)
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Clara Gismondi14 marzo 2010
Mi ricordo diverse cose che tu citi nella tua poesia. L'ideale che si frantuma é un po' quello che dicevo ieri in Bambole e i biscotti sono un po' quello che facciamo con le nostre mani; essi si sbriciolano comunque perché o si consumano (come i rapporti) o si rompono (sempre le relazioni) Ma quello che creiamo noi lo demandiamo a noi non possiamo maledire nessuno, se facciamo bene e male è una nostra ricerca é quasi un nostro diritto sbagliare visto che nessuno ci ha dato un libretto delle istruzioni. Non smettere di tentare! Poesia superlativa!
D
Dalassa14 marzo 2010
...per come è fedele la descrizione di quegli anni ...mi sembra di risentire il fischio familiare... a me chiamavano così. E' fantastica, la sento profondamente.

