Sfuggiti
Ho sempre immaginato,
che lontano,
ai piani alti dei palazzi romani,
si riunissero i borghesi delle feste.
Tutti acchittati,
lindi e pinti,
pompati nei muscoli e nel naso,
li vedevo crescere,
più tronfi del mistero.
E poi ho immaginato che a quell'ora,
proprio nell'altra citta',
che dorme sotto Roma,
vagassero i fantasmi del regime,
con le orbite vuote ed impagliate.
Con l'ora notturna che tutto copre,
nelle gallerie del metro',
rincorrersi divise sbrindellate,
o conversare tra i marmi del Verano.
Un Dio che per forza esiste in cielo,
all'alba si stanca di giocare,
e lascia i burattini bivaccanti,
coi dischi che nel vuoto,
somigliano ai silenzi della morte.
La' sotto invece,
tutto tace,
ricominciando i passi dei mortali,
senza pensare all'ora ormai lontana,
lasciando tutto a un triste divenire.
©
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