Era il male a cavalcare la distanza
Spuma nebbiosa,
zucchero a velo sui muschi e cipressi,
sagrati di umide chiese.
Le scie di trattori su terre fangose,
fienili dispersi nei tempi piu' scuri,
fantasmi d'argentei riflessi.
Avessi saputo del male e la notte,
dei tubi di luce mangiata e straniera,
slavate piastrelle di verdi delusi.
Ed è stato meglio perdere,
scavarsi la vita dagli occhi,
di brodosi corridoi corrosi.
Ed era buio televisivo,
astratto,
riflessi di gondole sul muro.
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