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Sociale 26 marzo 2010 · lettura 1 min · 5225 letture

Vuoti camici bianchi

Enrico Baiocchi 346 poesie pubblicate
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Una sirena squarcia la sera Una corsa nella gelida notte un’assurda attesa di ore parcheggiata con altri malati tormentata dal tuo dolore. Due vuoti camici bianchi scherzano parlan di tutto le mani incollate sui fianchi consolano il cuore distrutto. si fermano con fare erudito ti guardano con occhio distante han giudicato, è sprecato un pur misero aiuto alleviante, Alla fine dopo tanto sperare una donna pietosa ti aiuta è una mamma, il suo è un cuore pulsante ha davanti chi sta lasciando la vita. Per un giorno intero hai voluto prolungare il tuo corto respiro hai atteso che arrivasse la festa ci hai lasciati con un sospiro. domando a quei due camici bianchi con rabbia ma col cuore in mano prima che il fiato mi manchi ma voi cosa avete di umano? avete giurato per una missione non conoscete la compassione anche a chi ha terminato il viaggio spetta un poco d’amore, in omaggio
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Da un’esperienza diretta, a volte anche nei luoghi dove meno te lo aspetti la vita ha poco valore. Non intendo assolutamente criticare una categoria, dove ci sono encomiabilii esempi di umanità e abnegazione ma solo denunciare una volta di più che per alcuni, fortunatamente pochi, il giuramento di Ippocrate è solo gratuita ipocrisia.

L'autore
Enrico Baiocchi

Ciao a tutti. Nasco tantissimi anni fa in quella che è universalmente considerata la culla dell'arte: Roma, sotto l'ombra del "cuppolone". Innamorato dell'arte in tutte le sue forme, pittura, scultura e musica, l'immagine è il mio credo, mi sono avvicinato alla scrittura da pochissimi anni, prima quasi per gioco,

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Commenti (10)

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Moreno il Duca26 marzo 2010

poesia tagliente come lama di rasoio e toccante si in certi casi la situazione è questa ma fortunatamente questa categoria tiene fra le sue fila fior di sapienti e di anime nobili che al momento del bisogno ci sono e aiutano come possono e molte volte fanno miracoli bravo, complimenti per la poesia

Raggioluminoso26 marzo 2010

Una lirica dolorosa che mette in evidenza una problematica da non sottovalutare. Spesso i medici dovrebbero riprendere in mano quella che si chiama "psicologia del paziente". Per fortuna, vi sono strutture dove il clima sta cambiano. Il momento di un ricovero e ancor più dell'accompagnamento, dovrebbe intendersi come forte accoglienza del paziente e dei famigliari. Molto sentita e condivisa. Apprezzatissima!

Gabriella Caruso26 marzo 2010

versi aggiaccianti, che mettono i brividi addosso. La morte, a volte, è un fatto inevitabile, ma sconcerta che non ci sia una cultura di accompagnamento dolce a questo evento. Alcuni medici trovano sprecato dedicare energie a chi ormai non ha più speranza e non si preoccupano nemmeno di alleviare il dolore, come se il loro compito fosse solo di salvare una vita e non anche in modo compassionevole dare dignità alla morte. Rimane acuto il dolore di chi sopravvive in un ricordo difficile da cancellare. Poesia stupenda che va dritta al cuore del lettore e lo stringe. Struggente e intensa.

Massimo Mangani26 marzo 2010

mi hai impressionato... speriamo di non incontrare simili persone comunque è vero purtroppo esistono coloro che considerano solo un lavoro e di ippocrate non...

Silvia De Angelis27 marzo 2010

Al di là di tutto, esistono persone aride e vuote che non hanno umanità nel cuore e concetrano la vita nel loro egoismo e piccolo vuoto mondo e soprattutto in questo caso, vengono meno alla missione scelta... Lirica condivisa, apprezzata

F

Bellissima questa lirica che nello scorrere nitido e deciso delle righe, come una cronaca, sottopone evidenze drammatiche che non sono solo denuncia di un grave malessere sociale ma vanno oltre come un termometro che rileva la glaciale indifferenza cui l'attuale modo di vivere vacuo e superficiale ha condotto i rapporti umani oramai quasi inesistenti. Ripeto: bella e condivisa

Vivì27 marzo 2010

parole durissime ma che purtroppo a volte rispecchiano in pieno quello che è il problema della malasanità. Poesia dai toni di protesta giustissimi, condivisa e apprezzata.

Daniela Pacelli27 marzo 2010

Una sirena che squarcia la sera, una corsa nella gelida notte e l'attesa di ore. Un grido di ribellione forse giusto a testimoniare che anche in settori inaspettati vige la malasanità. Opera scritta in grande stile, ricercato e ben curato. Molto bella, complimenti

Carmelita Morreale27 marzo 2010

Quante volte purtroppo ho pensato e condiviso esattamente lo stesso concetto dell'autore al momento giusto la persona o meglio il medico giusto... ci aspettiamo calore, umanità, sensibilità... ci ritroviamo solo dei macellai insensibili (ovviamente con i dovuti distinguo... poiché ogni eccezione conferma la regola). Versi toccanti e dolorosi, che ci offrono uno spunto di riflessione assai utile... PLAUSONI.

Calogero Pettineo30 marzo 2010

L'indifferenza verso la sofferenza in certi luoghi diventa abitudine, la mente resetta l'amore il cuore diventa pietra le persone diventa oggetti qualsiasi senza nessuna importanza. versi su cui meditare è d'obbligo specialmente per quella gente che dovrebbe lenire la sofferenza altrui. Tagliente