In Marzo
Febo fiammeggia ed incendia il mezzo,
Sette appella a se arcani spazi
Che riecheggiano in gea ruggente.
Svanendo sordo trae lai il pallore, e
l'occhio nervoso beve luce chioccia,
Vibra di piacere!
Il gelo, caino ha straziato i rami,
impetrati i campi, attrito i mari.
Ma febo sanguina ed inonda il tempo,
schietto qui sbatte, taglia e scorre
e gonfia in aria nuvole piene,
d'odori accesi sparge il succo,
poi grida e incalza, soffre qui vanitoso
e attacca di impulso.
Il piede preme ora la cenere cruda
e Tanatos minaccia il soffio nelle spiagge della Vita.
Febo che dona la Vita e sorride alla Morte.
©
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L'autore
6655321
Queste son le poche poesie che vi presento. Tutte scritte tra i 15 e i 17, alcune rifiutate. Non pubblicherò altro, è finito il tempo delle poesie. Troppa tensione portan con se tutti i poeti: io la mia la voglio sciogliere, non voglio farne "arte".
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