Diario di bordo
Giorgio Lavino
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Ieri l'altro ho portato
il mio cuore a curare le ferite
nei pressi di un ruscello
di estrosità vicino a incanti
di allegrie rilassate
prima di correre per i prati
Ieri ho portato la mia
solitudine nel coacervo
delle speranze
e delle stranezze della vita
e della socialità
a rinfrescare le capacità dei sogni
con un ventaglio di pazienza
Oggi ho contato
le rughe dei miei sogni
emozionandomi
ma nessuna lacrima
è scappata via
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L'autore
Giorgio Lavino
Credo che la mia voglia di scrivere più che un’esigenza intellettuale sia un bisogno fisico. Che nasce dalla consapevolezza di costruire un canale di comunicazione. La conversione di quello che mi passa per la mente in versi è un esercizio fisico più che della ragione. E’ dire nel lessico della narrazione poeti
Commenti (2)
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Calogero Pettineo30 marzo 2010
Quando si scrive di se e della solitudine di certi momenti è sempre difficile trasmetterne le sensazioni, questi versi lo fanno benissimo, una solitudine non triste ma reattiva.
Daniela Pacelli31 marzo 2010
Malinconia e tristezza fanno di questa lirica una bellezza suggestiva. Ho portato il cuore a curare le ferite, la solitudine nel coacervo delle speranza, contare le rughe dei sogni, senza nessuna lacrima. Incantevole e apprezzatissima. Bravo Giorgio


