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Riflessioni 14 aprile 2010 · lettura 1 min · 5340 letture

Costellazione Moby

Luciano Tarabella 944 poesie pubblicate
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Su nel cielo, negli spazi lontani, dove non giunge l'onda del dolore, dove sorge la casa del Creatore lontana dalla rotta dei gabbiani c'è una forma che scivola tranquilla incandescente solo perché brilla. Forse lassù non soffre la Natura violata e maltrattata in ogni canto, forse è lassù che si condensa il pianto versato ad ogni illogica sciagura per ricadere sopra i fiori e il fieno nel gioco antico dell'arcobaleno, nell'ora che si deve sopportare la grave offesa che ci ha fatto il mare.
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Al nome della nave traghetto Moby Prince, della compagnia di navigazione privata Moby Lines, è legata la più grave tragedia che abbia colpito la Marina mercantile italiana dal secondo dopoguerra. La tragedia avvenne poco al largo del Porto di Livorno la sera del 10 aprile 1991. Morirono nel rogo successivo allo scontro tra il traghetto e la petroliera Agip Abruzzo tutte le 140 persone a bordo del Moby Prince, equipaggio e passeggeri, tranne il giovane mozzo napoletano Alessio Bertrand. (Wikypedia)

L'autore
Luciano Tarabella

Nacqui nel millennio scorso da pochi ma onesti genitori. Scrissi la mia prima,orrenda, poesia all'età di otto anni e da allora non ho ancora smesso nonostante sia stato diffidato più volte. Scrivo in italiano ed in vernacolo livornese, in versi sciolti o legati alla metrica sui più svariati argomenti. Amo la satira,

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Commenti (6)

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Saverio Chiti14 aprile 2010

bellissimi versi per ricordare un tragico evento... si, forse c'è un luogo dove tutto è pace... dove ogni essere prematuramente "rapito" giace! è davvero bello il tuo pensiero, che scaturisce da un cuor sincero. molto apprezzata!

Silvia De Angelis14 aprile 2010

Sentiti mirabili versi evocanti una grave sciagura marina, che molti lutti portò con la sua tragedia... Lirica scorrevole, molto apprezzata

Gesuino Curreli14 aprile 2010

...e giunse fino a noi quel triste pianto che non trova il conforto del giudizio, condannato all'incredulo rimpianto di un voluto, terribile supplizio oscurato alle luci della luna. Tace l'umana sorte e la sventura non trova la sua origine fatale, sicché la sorte scalpita e poi sale a cercare una mano protettrice, assente in quel tremendo atto finale in cui poveri cristi messi in croce furono accesi da mano assassina. Destini di un paese alla deriva, ossequio ad una legge capitale che vuole il più potente, inarrivabile ai più, docente delle regole del male, esente da giudizio, nel buio precipizio universale. Oh dolore impunito, avrai maledizioni dalle nuore, dalle madri e dai figli, finché avranno vivo il loro caro palpito tradito...

Anna Maria Obadon14 aprile 2010

Hai saputo descrivere lo sgomento dovuto a questa terribile tragedia con la profondità di pensiero e l'immensa delicatezza che ti contraddistingue. Questa poesia mia ha veramente commossa. Bellissima!

D
Dalassa14 aprile 2010

Versi di una tale bellezza che toccano ogni singola corda del cuore. Grazie per la grande emozione.

Forse esiste un luogo dove c'è assenza di pianto, di dolore, un luogo dove la gente non muore, dove la giustizia trionfa sempre e il primo comandamento è il rispetto per la vita... Forse esiste, ma io ancora non l'ho trovato. Intanto noi possiamo soltanto far sentire la nostra voce, per non dimenticare. Grazie!