Vecchie speranze

Il vecchio corpo steso nel letto del tormento
tremava al ticchettio come cotto a fuoco lento
gli occhi velati eran sipari socchiusi e quasi spenti
sul palco si rincorrevano ricordi e bei momenti
Amico penso a te che non ti ho conosciuto
incontro di un incrocio o di un semplice saluto
Amore di una panchina ad ascoltare i suoni
compagna abbracciata a letto per non sentire i tuoni
Giovani speranze scendete per le strade
raccogliete i cocci delle coscienze diradate
unite le vostre menti tornate anche a cantare
intorno ai grandi fuochi oppure in riva al mare
Aspetto ancora te bambino di una volta
ad animar le vie con un salto ed una giravolta
coi tuoi vestiti usati profumati di sapone
contemplo la tua mamma affacciata dal balcone
Il vecchio trovò la forza di accendere il lumino
poi sprofondò ridendo la testa nel cuscino
pensò al divino caso che intesse le sue trame
concluse che per vivere bisogna avere fame
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