L'eterno ritorno
E' sempre quel cielo d'esilio
che scivola lungo la scia
della strada/serpente di polvere grigia
che taglia bizzarre sporgenze.
Rallenti,
con calma appagante,
indebolimento che somiglia al sonno,
sbirciando collinari tratti
nel verde e oro della valle.
Ora la curva disvela
argentei specchi marini
profonde acque ingannevoli
gole sommerse di navi e di morti.
"tuo padre tirava le reti
nel buio bruciante di vento
e tempeste scampate..."
E' sempre quel cielo
e tu il medesimo uomo
con mani nodose/contorte
come ulivi carichi di succhi,
le terre hanno il volto degli avi
il sudore di scirocchi impetuosi.
"era bello sedersi sull'aia
agli zefiri del mare..."
L'angoscia taciuta
in fagotti tenuti da spaghi
in vagoni densi di fiati,
di speranza si è nutrita la terra
ultimo gemito di disperazione
di rocce, sassi e cartoline
da freddi tuguri di città.
Non solo sangue è caduto dal cielo
ma parole forgiate in silenzi lunghissimi
occhi scuri che trapassano sguardi
amori nati dal seme dell'odio
e ancora silenzi e libri/strofe imparate
inventate in notti di veglia all'addiaccio,
nenie antiche e giorni appena nati
su questi confini...
Quale struggente dolcezza
mentre serpeggi la lama
che scorre su mare e nuvole
sparse/sibilline:
- tu che sei fatto di nostra sostanza
tatuato da nostri colori/invano
vaneggi un cielo diverso
da quello che ami/sei condannato
dai secoli all'eterno ritorno.
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L'autore
Novara Marianna
Sono una donna come tante che lotta tutti i giorni come una donna qualunque, con un piccolo difetto: amo scrivere. Sono una donna semplice che proprio nella semplicità del cuore trova la profondità del suo essere e travalica i confini del finito. A che serve una foto, sapere gli anni, potrei essere bellissima o no,
Commenti (1)
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Splendido Leotta Michele30 aprile 2010
un'ampia veduta di quello che ci circonda in natura, con impresse delucidazioni dal sapore amaro che in cuor si sente un abbraccio
