Filo moro
Luciano Tarabella
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Passati i giorni della scuola intanto
vengon vacanze pien (4) di sole d'oro
ognuno coglierà del suo lavoro
i frutti e le promesse. Gloria e pianto.
Dei saluti s'innalza il dolce coro
superficiali addio da un certo canto
e dall'altro commossi. Dio più santo
che turbinar di vesti a filo moro.(1)
Tu te ne andrai modesta e frettolosa
appoggiato al portone solitario
mi sfiorerà qualcun che teco (2) viene.
Felicità, dolor, tutta una cosa
sarà nel grido mio solingo (3) e vario;
ripensa a me che t'ho voluto bene.
1: le compagne indossavano un grembiule nero.
2: con te. Orribile latinismo.
3: Ma che c'entra questo aggettivo?
4: per far tornare il conto delle sillabe
mai indulgere nelle parole tronche.
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L'autore
Luciano Tarabella
Nacqui nel millennio scorso da pochi ma onesti genitori. Scrissi la mia prima,orrenda, poesia all'età di otto anni e da allora non ho ancora smesso nonostante sia stato diffidato più volte. Scrivo in italiano ed in vernacolo livornese, in versi sciolti o legati alla metrica sui più svariati argomenti. Amo la satira,
Commenti (4)
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Antonella Bonaffini5 maggio 2010
Tu potresti scrivere su lastre di marmo con il carbone e la gente ti apprezzerebbe lo stesso... la classe non è acqua... tu ce l'hai.
M
Maria Rosy5 maggio 2010
Se ti lamenti tu di questa... ne ho strappate io... bravo condivido ciò che è scritto... sotto
Omero Sala5 maggio 2010
Pascoli ti bacia in fronte, Carducci ti incorona d' alloro, Petrarca si nasconde il viso, Leopardi piange.
Pino Tota5 maggio 2010
Bella e spontaneamente fresca... ma una curiosità...50 anni dopo come era lei? Complimenti...



