Afrodite
La tua carne immortale nacque
dall'eterno mare cipriota,
figlia del tuo splendore
causasti, per così dire, il troiano conflitto.
Al tuo dolce richiamo, o Citerea,
rinsavisce il fragile arbusto,
boccioli, petali, foglie e rami volgono il capo al cielo.
Tu sola argini le voglie umane
e i desideri idilliaci accendi.
L'anemone, figlio della tua prima passione,
è di nuovo porporino nella primavera.
Progenitrice dei Romani
traesti i tuoi piaceri da Ares:
dai dorati lombi divini discendono
l'erotismo vincitore della Forza bellica,
l'Amore che alimenta Eros e tutte le cose,
Terrore, Paura, Armonia,
dolcissimi frutti del tuo aggraziato calore.
Corpo incantevole, collo d'avorio,
succinta di inebriante armonia
ammaliasti anche il più saggio dei cuori.
Velluto di carne costellato da rose e mirto,
candore scultoreo la tua figura
accompagnata nel sublime carro da
passeri cigni colombe trasportatori
sedotti dai setosi intrecci dei tuoi boccoli,
grano aureo che scorre lungo la delicata schiena.
Avanzi, o Dea, per sprigionare l'Amore che Tu sola puoi,
il passionale Amore, continuità della mortal vita.
©
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