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Introspezione 16 maggio 2010 · lettura 2 min · 1168 letture

Come vetro

C
Corifeo 50 poesie pubblicate
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Mi sono trasformato in adamantina campana impenetrabile guscio dell'io, poco entra e poco esce tutto è opaco ed ovattato tutto è sordo tutto è muto, di un maestoso e ruggente concerto mi giungono solo quiete, quasi increspature sull'acqua, le basse vibrazioni dei timpani, di un limpido canto colgo solo il rincorrersi delle atone labbra. E, per il mondo, rido e gioisco di una gioia che è pianto, di sorrisi che sono mille lacrime sapor del mare, e anche ciò è uno squallido teatrino di cui io solo sono il pubblico, in realtà sono come vetro: la luce lo trapassa senza mai ferirlo, turbarlo. Le più dolci carezze son fievoli brezze che appena mi sfiorano passando a stento tra le sbarre. Forse è mio destino passare da una prigione ad un'altra, ma com'era magnifica la vecchia: dalle sue finestre senza vetri entrava mugghiando il mare e lottavo per non affogare. O com'era solenne nella sua desolata e fredda architettura la prima. Ora invece giaccio, quasi come tra guanciali di seta, che gioia quando quel morbido giaciglio diventa l'irto letto di un fachiro! Unica libertà il cadere: quando mi dibattevo frenetico nel fango grigio incapace perfino di gridare. Eppure, forse, solo nel buio di una notte fredda si colgono davvero i colori, dove morire vuol dire sentirsi vivo.
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Commenti (2)

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Triste16 maggio 2010

Essere come il vetro e non farsi coinvolgere da nulla... Chissà, forse per proteggere se stessi... Bella lirica dalla chiusa magistrale.

dietro ad un vetro al sicuro... ma prima o poi viene voglia di romperlo quel vetro... bella