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Impressioni 18 maggio 2010 · lettura 3 min · 887 letture

La mia Terra

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Mcb 37 poesie pubblicate
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"...Questo è il Serchio al quale hanno attinto duemil'anni forse di gente mia campagnola e mio padre e mia madre... (Giuseppe Ungaretti, da "I fiumi" 1916)" La mia terra Sai pà, ricordo ancora quando mi leggevi queste rime nei meriggi che trascorrevamo a bighellonar sul fiume. Eran gli anni della guerra, delle cose da dimenticare e di giornate sconfinate. Ne è passato di tempo, ma quel nostro paese lo ricordo bene, e se chiudo gli occhi mi tornano alla mente i suoi colori, i suoni, le voci del suo fiume, i profumi e quella quieta austerità d'antiche mura che dal colle dominavano silenti. Rivedo la piccola stazione, incastonata nell'ombroso viale verso Lucca, la via sterrata volta all'ultima dimora, domicilio nostro e delle antiche schiatte. La forgia scintillante e la possente ruota che muoveva la pietra per molare. Odo ancor diffondersi nell'aria il colpo doppio sul mariscalco corno, l'aspro odor di zoccolo dei cavalli da ferrare, lo scroscio della fonte e i rintocchi del passaggio ferroviario. Della tua casa ricordo gl'innumerevoli gradini, le vaste stanze e quell'austera madia dove in panni immacolati la nonna affidava al tempo il pane. Sul retro l'orto, che a piccole terrazze s'acquistava il colle. Più avanti, all'ombra di una antica chiesa, v'è l'asilo avvolto nell'alloro... e quel negozio, di cui ora mi sfugge il nome, dove frammisti ai volti della gente, m'incantavano i profumi e quelle ironiche battute con la "C" mancante. Nell'agreste quiete dei tramonti odo ancor le voci, che al vespero si davano nei campi, e quei fruscii di macchie lungo il fiume ch'erano cornice alla steccaia spumeggiante. Io son li, su quel sentier che, serpeggiando il colle, mi guidava all'albero proibito, e di lassù, dove i sogni sapevano volare, la casa della mamma m'incantavo ad osservare. Oh si... mi ricordo di te grande casa silenziosa dove tutto m'era dato per amore, e di te, gelosa stanza profumata, dove ogni ombra sembrava aleggiasse viva, ma dove a me non era concesso entrare. La vedo ancor com'era allora, col suo camino ardente sotto la vasta scala, luogo e tempo in cui la schiva gente di famiglia la sera s'incontrava. L'odore antico dell'arredo scuro ed imponente, gli scricchiolii del legno che di notte m'incutevano spavento, i rintocchi della pendola francese, le fiabe della zia, i sogni, i dolci, le troppe stanze silenziose e quell'ombrosa córte dominata dall'imminente rocca. Financo te ricordo fresca lama d'ombra dei meriggi lungo la statale, luogo colmo d'amorevoli presenze e d'infinite confidenze, che non appena sussurrate guizzavano nel Serchio, per avviarsi, poi, ad arricchire il mare. Dio come vorrei ciottolare ancora quei sentieri aggrappato alla tua grande mano. Vorrei spaziare, vorrei migrare, vorrei che il tempo si torcesse, e tu, papà, mi venissi incontro per assopirmi ancor tra le braccia tue. Nulla è mutato nel ricordo. Tu, il tuo sorriso e il caldo nido del tuo cuore m'han donato il sapore dell'antico, e io lo porto in me questo nostro dolcissimo paese.
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Commenti (1)

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Saverio Chiti18 maggio 2010

bellissimo ricordo di un tempo andato... dove s'intrecciano immagini passate all'amor, che ancor oggi è presente. la mia terra... le origini, gli affetti! cosa rara, da tener di conto... da conservare con cura in quel cassetto ambrato ch'è la memoria. Versi bellissimi, ben descritti e che "creano" emozione al lettore certamente scritti col cuore! molto, molto apprezzata.