Ode alla scoreggia
Qual suono,
qual verso,
non di tromba né clarinetto;
non era un timido uccelletto,
ma un sibilo pernacchioso!
Quasi un lampo un po' celato,
liberatorio sonetto,
ha lasciato qualcuno muto,
davanti allo spiffero sospetto.
Colpo di vento o agitazione,
movimento plutonico o distrazione;
in mezzo a tante fesserie,
è sembrata l'unica cosa naturale,
senza doppi sensi,
senza smancerie.
La notte,
nel silenzio,
come un petardo strampalato,
concilia il sonno fin dall'inizio,
con un fischio sordo,
un po' di lato.
Quale vento gonfia le lenzuola,
sarà un fantasma birichino,
non c'è più una mosca in giro che vola,
ma si accendono le stelle,
sul mio cuscino.
Pioggia di sogni un po' annebbiata,
parte in fretta come un motore a scoppio,
un'altra scoreggia e anche questa è andata,
dietro una russata soave
ed uno risucchio.
©
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L'autore
Gianny Mirra
GIANNY Quanti silenzi chiusi nel cuore quante parole che saettano come frecce. Forse credevi che fosse un mondo pieno d'amore ed invece eccolo qui
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