TRIESTE MIA (Piazza Grande)
Obesa, invitante, materna
un abbraccio accogliente caldo di sole
privo di umani.
Due simulacri dondolano, si celano
ricompaiono suonando le due.
Sedie, tavoli, immoti aspettano ospiti.
Tovaglie svolazzano, frusciano, suonano
musica dolce, come sospiri.
Qualche sfrontato pennuto tenta la sortita, saltella
fintamete allegro, il cocente padrone dell'ora lo caccia.
L'epa obesa, si specchia nel torrido silenzio.
Il dolce sciabordio accarezza le lunghe braccia di cemento
protese all'orizzonte.
La nave lontana, un miraggio
avanza, la supera.
La scuote un brivido
passi ticchettanti rompono l'incanto.
Non più silenzio,
non più magia.
L'epa materna aspetta i suoi figli.
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