Fucilammo i poeti sulle mura dei gabbiani
Hariseldom
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L'oceano spruzzava la sua schiuma
sulla bocca
sullla gonna
sull'orlo di tombolo disegnato.
I poeti camminavano
con le catene pesanti
e piangevano
piangevano come gli agnelli al macello.
Ma eravamo stanchi d'amori
e di lune
ora che la rivoluzione
era vestita con l'abito nero
e le ostie stantie
erano negli scoli dei muri.
Servi
servi del potere
prostitute d'alto valore
di scelte
di silenzi e d'obbedienza.
Li fucilammo alla schiena
vicino al disegno di un fiore
li fucilammo al pomeriggio
brindammo con rum e limone
tagliato nel bicchiere.
E i gabbiani defecarono per paura
sui corpo caduti,
perché era giusto
si era giusto così.
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Commenti (1)
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Clara Gismondi25 giugno 2010
Sembra quasi un grido al basta piangerci addosso è ora di far qualcosa. Capisco. Sono stata senza scrivere per qualche giorno proprio perché sento che quando si arriva a un bivio l'unica cosa che può smuovere le acque non sono le parole ma i fatti. Ma la violenza ...quella la lascio ai potenti... ciechi di una cecità che non lascia speranza... Io rido di loro e li disprezzo. Molto bella la tua poesia. La tua piega autoironica ...che a tratti attacca e poi fugge nel passato... E l'oggi sì quello è duro!

