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Introspezione 6 luglio 2010 · lettura 1 min · 5508 letture

Sarà questo caldo

Giorgio Lavino 888 poesie pubblicate
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Dentro questo corridoio di questo momento del mio tempo passeggio su e giù azzuffandomi con i miei dubbi Altalena di chiodi e cerotti agita la mia ritrosia ad immergermi in una scatola di comportamenti troppo grande per me mi perderei Una fuga improvvisa mi ha portato qui a nascondermi dietro un muro di vetro trasparente Chiamate senza risposte mi lanciano sassi da un cornicione lontano un miglio Non cerco niente da nessuno Eppure c'è chi mi nega perfino un po' di voce Forse ancora una volta ho sentito rumori che non sono mai entrati nel mio cuore Sarà questo caldo a far sudare la mia anima
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L'autore
Giorgio Lavino

Credo che la mia voglia di scrivere più che un’esigenza intellettuale sia un bisogno fisico. Che nasce dalla consapevolezza di costruire un canale di comunicazione. La conversione di quello che mi passa per la mente in versi è un esercizio fisico più che della ragione. E’ dire nel lessico della narrazione poeti

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Commenti (6)

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l'anima ha il suo torpore e i pensieri accavallano sentimenti interni ove caldo fa sentire la sua afa e ne determina eventuale solitudine riflettiva... poesia stupenda complimenti e abbraccio

Kiaraluna6 luglio 2010

Versi di amara solitudine interiore, indifferenza e incomprensione da cui si cerca scampo... ma il fuoco del dolore consuma le forze rimaste. Assolutamente condivisa, bella e intensa poesia.

Clara Gismondi6 luglio 2010

L'ultima strofa mi ha fatto sorridere e la trovo quasi sorprendente... Tanti dubbi perché il rumore si deve fare prima suono e poi musica ...Poi finalmente sarà più facile ascoltare... Molto bella e coinvolgente!

Daniela Pacelli6 luglio 2010

Pensieri di solitudine che bombardano il cuore, ferito brucia nel caldo della stagione. E ci si ritrova riflettere leccandosi ferite amare. Molto bella, apprezzata come sempre!

La vita è proprio un alternarsi di chiodi e cerotti per medicare le ferite, ma decidere di fuggire non è una soluzione, perché continueremo a percepire un suono lontano che non diventerà mai voce, ma soltanto rumore disarticolato, che non potrà diventare melodia.

mario calzolaro6 luglio 2010

Dolore muto e solitudine in questa coinvolgente poesia di introspezione.