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Sociale 11 luglio 2010 · lettura 1 min · 1970 letture

L'orario delle visite

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Silvia Cingolani 97 poesie pubblicate
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Oggi il TAVOR non lo voglio, mi ribello all'infermiera, aspetterò qui con orgoglio, disegnerò la primavera. Son pulita e profumata per la mamma mia adorata, che al telefono ieri ha promesso, di venire a trovarmi più spesso. Forse viene con la zia, ecco perché non è ancora arrivata, o sarà per colpa mia, che son sempre così sbagliata. Guardo curiosa gli altri pazienti, anche loro sono disperati, non ci sono i loro parenti, ma mi sembrano abituati. Siamo fragili, insicuri, imperfetti, per la gente siamo dei diversi, ma in un mondo fatto di difetti i sentimenti non li abbiamo persi. Nei momenti di lucidità, mi domando con stupore dove stà l'umanità e se avrò mai un po' d'amore. La mia mente a volte è scura, ma non mi sono mai nascosta, come fà l'ipocrita paura della gente senza risposta. Il mio TAVOR lo rivoglio, così dormo e non ci penso, che domani al mio risveglio, sarò sempre "un diverso".
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Mi è capitato, purtroppo, spesso di fare visita nel reparto di psichiatria, e sono sempre rimasta colpita (negativamente) dal fatto che a queste persone pochissimi parenti o amici li vanno a trovare... e loro ne soffrono molto...

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L'autore
Silvia Cingolani

Beh, che dire di me? Sono una mamma di 35 anni, vivo in provincia di Pesaro, e non sò nemmeno come, ma da qualche anno le mie mani a volte si mettono in contatto con la mia anima, e scrivono..... scrivono.....e questo mi fà stare molto bene. Ho scoperto questo sito per caso (o forse no? niente capita per caso!) e con

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Commenti (6)

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i maniaco depressi... gli schizfrenici... i bipolari... i paranoici... i pazzi... come li definisce qualcuno... I matti vanno contenti a guinzaglio della pazzia, a caccia di grilli e serpenti, tra il campo e la ferrovia. I matti non hanno più niente, intorno a loro più nessuna città, anche se strillano chi li sente, anche se strillano che fa. I matti vanno contenti, sull'orlo della normalità, come stelle cadenti, nel mare della Tranquillità..F. De Gregori

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cristina biga11 luglio 2010

condivido pienamente questi versi belli e soprattutto molto veri, avendo vissuto in prima persona questo problema e stata paziente, non c'è sofferenza magggiore che il sentirsi abbandonati, aspettare le visite di parenti e amici, invano... molto molto apprezzata...

Il disagio mentale fa più paura della malattia fisica, perché non si vede, spesso chi ne soffre non viene creduto. Un ammalato fisico suscita comprensione, attenzioni, solidarietà, ma il paziente psichiatrico viene confuso con una persona capricciosa, calcolatrice, che gioca a fare il "matto"... E quando deve essere curato per qualcosa di fisico, nessuna struttura lo vuole, perché è "pazzo".

Enio Orsuni11 luglio 2010

lo struzzo per non vedere il pericolo mette la testa sotto la sabbia. bella poe!

Rita Stanzione11 luglio 2010

Letta con molta attenzione, il problema dell'accettazione della diversità visto da chi è "diverso", ottima realizzazione, complimenti all'autore/autrice. Piaciutissima!

Calogero Pettineo12 luglio 2010

Versi che descrivono bene la triste realtà di quei luoghi dove tutto e diverso anche lo stesso senso della vita.