Passo dalla tintoria
Gli abiti sventolano sbadigliando dalla gruccia, una tra le tante
la mia anima segue il destino di uno smacchiatore a secco
i ricordi, centrifugati, discutono tra di loro in disaccordo sulle date
il profumo del tessuto lavato, le ultime ore prima della chiusura estiva
un riflesso: il colpo di spazzola che smaschera un taglio di capelli dozzinale della commessa
è come sollevare il tombino di una fogna e dirigere una filarmonica di ratti
un essere superiore, nel tracciare uno schizzo con il carboncino
ha pensato bene di farmi scivolare la ricevuta per il ritiro tra le dita.
Esco, tra la gente, mi accorgo allora di non avere mai posseduto una stola di volpe
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