Tutto quel fango
Emanuele Saccardo Figlio Di Cl
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Fango
Tanto fango,
sibili e poi rumori sordi
contro corpi,
dentro corpi.
Caldo
troppo caldo,
formiche grandi come monete da un dollaro
camminano e mangiano
sulle nostre spalle,
dentro le nostre spalle.
Sonno perso per sempre,
respiri strappati alle madri,
abbracci che non verranno,
baci stroncati su bocche decapitate
in una foresta che non parla la mia lingua
ma che si fa capire molto bene.
E poi grida
Grida e ancora grida,
la testa non ce la fa più a non voltarsi
è costretta dalla a fatica a guardare
a vedere,
e gli occhi spaccano la diga
esplode tutto
fuori, intorno
soprattutto dentro.
Fango
Ancora tutto quel fango,
e corpi
ancora tutti quei corpi,
mi stringo le braccia intorno all'anima
per una manciata di consolazioni
che scricchiolano sotto le bombe
ma che si ostinano a tenermi vivo.
E racconterò
E non potrò non farlo
E non potrò dimenticarlo.
Proverò ad esistere ancora
Lontano da tutto quel fango,
vicino a tutti quei volti visti passare
visti cadere
guardati pregare.
©
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L'autore
Emanuele Saccardo Figlio Di Cl
Marcel Proust ha detto: "L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi ma nell'avere occhi nuovi". Ecco, ciò che ho di fronte allo sguardo è uguale a ieri, ma non è più come ieri; spero di non dimenticarlo mai più.
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