Corsa Interrotta

Ho riconosciuto quell'impeto
che ti è rimasto congelato
proprio al centro del viso.
Resta fiacco
ogni punto di contatto
con la settima nota.
Scarno e teso,
quando muovevi sul mio foglio
e ti cigolavano le scapole.
S'è persa l'eufonia?
Con gli occhi vuoti e terrorizzati
imploranti, pieni di richieste,
ora serri la bocca, alta marea d'amarezza.
Eri gracile, eri rigido.
Un lungo, patito ed immobile Spostato,
esagerato perennemente in avanti.
Stretto e contorto infine sei collassato.
Ti sorreggevano solo le ali
che ti avevo tracciato,
in lapis, leggere
capillari e modiche,
rimaste a ciondoloni fino a quel momento così intenso,
quando, ignaro della tua forza, hai sconfitto la bidimensione.
Uno slancio acerbo e freschissimo,
ti ho visto rivenire alla luce.
Con le dita dei piedi
stavi aggrappato al tuo volante,
chilometro dopo chilometro
persuaso di avanzare.
Ma io lo sento di nuovo gorgheggiare:
e' il tuo ormeggio ed il tuo padrone ancora
quell'orrore di precipitare, frantumarsi in piccoli pezzi.
Riemerge la paura di cadere,
di restare abbandonato,
mente i grandi proseguono.
Proprio ora,
davanti a me,
che ti prego di combatterla, di proteggermi,
tu la fai entrare:
nessuno s'è fermato ad aspettare che ti rialzassi.
Nessuno si fermerebbe.
Ti sei negato il diritto di aver bisogno, per nutrirla.
"No", mi dici.
Non esiti: non esisti.
"L'aria non ha penuria di sostegni", frizzi.
Eppure non sono io, la nemica della tua volontà.
Sei stato il solo,
ma sarai eternamente solo,
per non esserlo lasciato mai,
da nessuno più.
©
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