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Morte 14 settembre 2010 · lettura 2 min · 2351 letture

La fine del mare

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paolo corinto tiberio 318 poesie pubblicate
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applicata protesi di scintille aleggianti carente al mare dell'essere, altro non vedo se non malattie o furori, avidità o ii mostruosi da abissi magnificati dal mezzo risalenti ai mortali occhi non hanno ma d'elettroni fascio spazzante fantasmagorie corrotte d'alito infernale di piovra reale, immanente, orrida, che tutto prende dal nulla nel nulla l'ampiezza del cuore dell'uomo rigetta fibre spezzando del corpo e fa mostro il domestico non ti riconosco, non ti giustifico catafalco elettronico, punto fisso non sei, non centro non orizzonte ubi inscrivere spazio circoscrivente, nessuna religo in deformità deiformi, monstriferi ti abitano e disgusto, lurido cronòtopo non pubblico non privato, topo di rifiuti immarcescibili intasanti l'ingenua freschezza dell'onda che la mano d'un dio in pura geometria circonscrisse scintilligrafie morgane d'ottiche illusioni, omogenea omologa pietanza del tempo svanito nel pozzo catodico dove strisciano incubi digitali e ciechi lanciano dadi e oculari di vermi infestati e scorpioni, proiettivi delitti e deliri l'indicibile infrange, l'inudibile sente e da orrido vuoto cicaleggia ad orrido vuoto di maschera macabra, messaggera di vite spezzate e violate nell'ampia varietà di raccapricci, da schermi prodotta nel sottoterra di lugubri mense dove mani unghiate brindano e tirano i fili del mondo nell'obbrobrio s'estasia la bestia d'anime seppellitore, là, tutte le morti conforma a democratica norma: a volo precipita su qualunque disgrazia o sciagura e tragedia in farsa trasforma: su morenti su asfalto giacenti in laghi di sangue, di sangue vivo da gola squarciata erompente, da petto traforato di spari, di viscere palpitanti gode e non s'astiene feti scrutare da squarcio d'intrusa schermata l'origine profanando tutto il sangue del mondo il ricettacolo sozzo centrifuga, là lupi con lupe assatanate e rapaci ombre con serti di serpi coronando sbranando da vuoti sepolcri gli empi canti risalgono d'esecrabili palinsesti i pensieri del mare assordando e dell'uomo la fine è vicina
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questa si può dire è la forma classica, ottenuta ricalcando le quantità sillabiche del piede esametrico

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L'autore
paolo corinto tiberio

Prima, quand'ero piccolo acchiappavo l'aria con le manine poi le lucciole, poi le lucertole poi acchiappavo le nuvole; ed ora che sono cresciuto acchiappo i fantasmi da adulto

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