La fine
laura marchetti
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Sarei rimasta le ore a guardarti
quando con la forza sbrigavi le faccende
cantavi, ascoltavo la tua voce,
la tua casa piena di cose affascinanti,
di luce,
di corse e lavori da fare, di storia,
di segreti.
La grotta di tufo dove il respiro diventava fumo,
una leggenda, nella cella che accoglieva la prigione,
poi dispensa di miele e frutta sotto alcol
e di stagione.
E tu, la tua vitalità, un'esplosione, un gioco
mi sollevavi sulla madia e mi cantavi
una canzone, quando bastava poco.
Seguo il tuo sguardo che si perde nella nebbia,
poi torna ad afferrare un presente,
mi scruti, di sicuro mi vedrai invecchiata,
mi parli di una partenza, di quella casa
lontana che tieni appesa dentro un quadro
con i gerani alle finestre vestite di colore,
che per me hai piantato un fiore,
che ha già messo le radici nel mio cuore.
Fingo un raffreddore, mi asciugo
di nascosto una lacrima
che non riesco a trattenere,
proprio come la vita e quel gioco che mi affascinava,
ma poi finiva sempre, terminava...
Non era il buio e la notte a spaventarmi,
è sempre stata la fine...
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L'autore
laura marchetti
Questa sono io Ho sempre odiato il freddo e il gelo, penso sempre ai senzatetto, agli animali abbandonati e se Gesù Bambino fosse nato ad agosto? Forse non avrebbe espiato le colpe di un mondo sempre più assente, forse non ci sarebbe il Natale. Avrei voluto nascere in primavera, dentro la sua poesia, ma la vita mi ha
Commenti (1)
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Salvatore Ferranti3 ottobre 2010
incantato di fronte a questi versi che mettono in mostra la profonda sensibilità dell'autrice. la tematica affrontata non è semplice, ma la poesia è ben strutturata. un capolavoro.

