Fabbro Paoli 34
Sapeste com'è strano
tenere il vuoto in mano,
e vedere le mie porte
stendere l'invito
a pioggia e morte
nei sospiri di quei visi,
forse, solo un po' lisi,
da tempo e vergogna,
nel grido ormai pigro
di un'ultima menzogna
bene, è avere il pane
per sfamare l'illusione,
puttana che non ama
vestita da gran dama,
ci porge la pensione
vivi, senza sapienza,
come onesti contadini,
raccolgono riso amaro
con stampato il sorriso,
e non sanno chi è Guccini
Francesco come il santo
ci spoglia dalle presunzioni,
di poeti e mendicanti,
che mostrano un senno
incuranti del danno,
sono piene le stazioni
partire o ritornare
sui passi di altre orme,
con dubbio assente
penso al responso,
di mediocrità conforme
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