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Riflessioni 28 settembre 2010 · lettura 1 min · 4814 letture

Silenzio e fumo negli occhi

Daniela Pacelli 1101 poesie pubblicate
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La gente non parla la folla grida e vomita bava randagia che fuma di rosso nel sangue imperlato dentro occhi gremiti di ostilità. Un uomo ed una donna urlano amore tra anelli di cielo che imbruniscono sulle ombre del tramonto cancellando indelebili promesse consumate nell'enfasi di passione. Gli occhi non svelano più lucori di stelle accese da uno sguardo sfiorato timidamente. Evanescente sincerità si insinua tra meandri di ipocrite illusioni sospese e impigliate sulla rete dei propri errori. La gente soffre i trionfi altrui mentre intavola sterili concerti per solfeggiare voci di fuoco ad accendere incendi senza fine. Il mondo brucia tra schiuma che singhiozza dalla bocca e siamo noi a regalare il fiammifero graffiante la tela della strage.
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L'avevo già pubblicata ma la ripropongo perché è una poesia a cui tengo. La gente non si parla, basta un niente e rapporti più o meno fragili si rompono. Perché la gente non ha + la pazienza di confrontarsi e parlarsi.

L'autore
Daniela Pacelli
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Commenti (13)

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Raggioluminoso28 settembre 2010

Riletta con immeno piacere, una poesia assai significativa, il muro dell'incomunicabilità che non permette la corretta interazione e si è sempre più soli, schiavi dell'incomprensione. Inoltre, quando non si trovano le parole per esprimere i pensieri, sale la rabbia e l'urlo si leva dal cuore e tutto peggiora! Poesia molto senita e condivisa.

S
Silvia Cingolani28 settembre 2010

sono d'accordissimo con questa tua riflessione; oggi siamo tutti troppo presi da noi stessi per accorgerci degli altri, e la cosa più facile da fare è ignorarsi. Bellissima

Ela Gentile28 settembre 2010

E' molto difficile mantenere, oggi, buoni rapporti con tutti. Vedo in giro tanta incomprensione, mancanza di dialogo ed è facile che i rapporti interpersonali si scalfiscono e poi si frantumano e subentra l'indifferenza. Molto riflessivi e centrati i versi dell'autrice su questo tema e si sviluppa tutto il testo in modo superbo e bellissimo, da me molto apprezzato,

Nemesis Marina Perozzi28 settembre 2010

E la rileggo altrettanto volentieri, ricommentandola, perché il male peggiore che potesse contagiare la nostra civiltà è proprio quello dell'incomunicabilità. Nell'era della cosiddetta "comunicazione globale", in realtà siamo diventati tutti delle "radio trasmittenti, ma non riceventi", in grado di "vomitare" interminabili monologhi che non ascoltiamo nemmeno noi stessi. Forse, quando nella Bibbia si parla di Torre di Babele, si intendeva questo...

Silvia De Angelis28 settembre 2010

Nelle'epoca dell'incredibile velocità su tutto, i rapporti umani diventano sempre più complicati e spesso anche la più piccola inezia, riesce a frantumare un rapporto, che invece, potrebbe essere valido... Lirica molto apprezzata

Kiaraluna28 settembre 2010

La gente... la gente siamo noi, che parliamo ma non sappiamo quasi più ascoltare, che non riuesciamo ad amare e gioire le gioie altrui, che ricordiamo sempre i diritti ma non i doveri... Come in ogni famiglia ci sono le pecore... bianche, le eccezioni... ma poi... quella gente siamo noi. Strepitosa Dany, un abbraccio.

Salvatore Ferranti28 settembre 2010

non c'è più confronto. la gente ha dimenticato la pacatezza del ragionamento. tutti gridano e si accapigliano, oppure scelgono la strada dell'indifferenza. il confronto mai. è troppo impegnativo. bella poesia, molto apprezzata e condivisa.

Francesco Scolaro28 settembre 2010

Come non darti ragione... viviamo la vita senza capirne il senso... ci soffermiamo sulle futilità e disquisiamo solamente di cose effimere sulle quali siamo capaci di mostrare tutta la ferinità, invece siamo incomunicabili sulle cose che contano e che potrebbero dare un significato al nostro destino...

Calogero Pettineo28 settembre 2010

è anche in po' colpa della tecnologia che, è vero che ha aperto gli occhi a tanti ma ha allontanato i rapporti umani di pelle a pelle. piaciuta

Si mettono barriere che purtroppo non si scalfisono perché si ha forse paura di mettere in discussione quel che siamo, quel che si è costruiti, e non si parla forse per timore che siano solo giustificazioni delle azioni che effettuiamo, alla fine quel che preme, è scappare... Forse la via di uscita più semplice... Oppure dare colpe e adagiarsi su quel che si ha, dando proprio noi il cerino per far scoppiare la fiamma... Grande Dany una poesia dai versi coinvolgenti e che portano a riflettere!

Maria Assunta Mongiardo28 settembre 2010

Condivido pienamente la tua riflessione, assaporando con gusto ogni verso di questa magnifica poesia

Danielinagranata28 settembre 2010

Pienamente condivisa non c'è più dialogo tra le persone l'indifferenza dilaga e siamo sempre più soli bellissima

mario calzolaro28 settembre 2010

...un problema vero, attuale, sentito... tradotto in versi incisivi e molto efficaci