Storia di un pittore chiamato Sogno
Dalla mia più alta cima
osservavo il vostro mondo
con ammirazione e con stima
Era pace, era amore
Una fuga dal presente
senza rabbia ne rancore
Vestito del mio abito più elegante
osservavo il vostro mondo
ma ne ero sempre più distante...
Sogno era il mio nome
Dipingevo di speranza e di ambizione
il grigio di un universo senza colore
Ora il mio sforzo è inutile,è vano...
mi infrango, inerme, di fronte all'odio umano...
Vittima della vostra guerra,
Vittima del sangue che macchia la Terra,
Ho riposto tutti i miei colori,
tutte le mie sfumature
E mi dissolvo nel nero delle vostre paure.
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Commenti (2)
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Splendido Leotta Michele4 ottobre 2010
fiaba meravigliosa e che fiaba... lo straordinario splendore assume un immenso valore... eccellente tutti i miei più vivi complimenti
Maria Assunta Mongiardo4 ottobre 2010
Una bella fiaba non certo a lieto fine. I sogni non devono mai perdere i loro colori né le svariate sfumature. Essi dovrebbero conservare sempre il loro particolare carisma e non dissolversi nel nero delle nostre paure. Questo per il mio modo di sentire e di essere, naturalmente!

