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Uomini 8 ottobre 2010 · lettura 1 min · 2439 letture

Mi conforta spesso un pescecane

Giorgio Lavino 888 poesie pubblicate
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In mezzo all'oceano incontro la paura Mi conforta spesso un pescecane che non mangia gli uomini in pena Credo ancora in te che stupisci con parole fresche di quand'ero bambino dette da uomini che avevano fame ma soffrivano la fame degli altri Se mi guardo dietro non sento solo profumi ma vedo più sorrisi di adesso
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Nel mio tempo andato c’è una camorra più crudele e forte di adesso. Ingiustizie più terribili di adesso. Paure più visibili di adesso. Ma c’erano tanti sorrisi. Non solo quelli della mia gioventù. La spensieratezza era la cifra che trovavi sul volto e sull’intera carne della gente. Bastava poco per mandarsi su. Bastava un niente per uscire dalla solitudine che fa male e che le occorre un niente per trasformarsi in delirio depressivo.
Ora, crisi o non crisi, è molto raro incontrare labbra di miele. Il mondo sembra finito sotto il treno della disperazione. Siamo tanti spiantati affondati nel vuoto assoluto. Tutto questo è ancor più miserevole se si considera che non si ha la consapevolezza del grigiore in cui siamo precipitati.
Oggi ci si accorge dei suicidi e si dice causati dalla crisi economica. Ma la recrudescenza del fenomeno non è certamente di questi anni.»3 maggio 2014
L'autore
Giorgio Lavino

Credo che la mia voglia di scrivere più che un’esigenza intellettuale sia un bisogno fisico. Che nasce dalla consapevolezza di costruire un canale di comunicazione. La conversione di quello che mi passa per la mente in versi è un esercizio fisico più che della ragione. E’ dire nel lessico della narrazione poeti

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Commenti (5)

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Gabry Salvatore8 ottobre 2010

Giusta riflessione sulla vita che conduciamo oggi, una vita sterile in una società malata, nella quale non ci ritroviamo più rispetto al passato dove almeno riscivamo a sorridere. Bellisima poesia!

alessio carlini8 ottobre 2010

roiflessione e malinconia e un susseguirsi di versi originali rendono questa poesia un'attimo di vita pura... poesia vera e apprezzata un abbraccio

per quanto mi ricordo, da bambina si usava lasciare le chiavi sulla porta e ad ogni problema del vicino tutti davano una mano anche se c'era solo un tozzo di pane per cena si divideva con chi aveva di meno, ma ora non è più cosi anzi se si puo togliere al vicino è meglio ...molto bella

Francesco Scolaro8 ottobre 2010

Eh si, prende anche a me la nostalgia del passato, quando i sentimenti erano più genuini di adesso e la fratellanza ci faceva soffrire più delle pene altrui che delle nostre... Bei versi, complimenti.

Grazia Bianco10 ottobre 2010

una delicata riflessione, mi piace molto la chiusa...