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Riflessioni 22 ottobre 2010 · lettura 1 min · 2251 letture

Compagno Džugašvili

Felice Di Giandomenico 350 poesie pubblicate
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Eran quelle pietre che gocce di sangue ornavano ad indicar sentieri verso inferi senza demoni. Avvolge di caldo gelo il gelo l'ombra della morte... Fucili arroventati sciolgono il manto di un ghiaccio spietato, lacrime cristallizzate su gote frustate dal vento, mani screpolate e gonfie a cercar conforto nell'odore di gavette vuote. Solo una traccia di minestre irrancidite l'unico ricordo... E labbra livide, tremanti, membra accasciate sul letto di un fiume che culla la loro agonia, provvisorie sepolture in un camposanto senza tombe... Compagno Džugašvili il tuo generale ha vinto la sua battaglia... a mani nude. Restan solo croci in attesa che spiriti inquieti possano incidere il loro nome su di esse, nel perpetuo gelo di dolori ormai morti.
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Ispirata ai racconti di un mio amico, uno dei pochi reduci della campagna in Russia durante la seconda guerra mondiale. Mi sono immaginato in quei momenti mentre scrivevo due righe al compagno Stalin...

L'autore
Felice Di Giandomenico

Sono nato a Roma il 19 settembre del 1961. Le mie, più che poesie nel senso stretto del termine, sono momenti impressi sulla carta che esprimono stati d’animo particolarmente intensi in cui, il desiderio di scrivere "un qualcosa" che possa descriverli, diventa particolarmente forte. Momenti che si presentano di solit

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Commenti (3)

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Silvia De Angelis22 ottobre 2010

Versi che si posano su momenti davvero drammatici, vissuti da nostri soldati, che non hanno fatto più ritorno, in una Campagna di Russia nella guerra cruenta... Lirica molto apprezzata

Barbara Golini22 ottobre 2010

difficile per me non apprezzare questa poesia che riporta due storie a me care quella italiana e quella russa... la sofferenza dei vinti non si conosce e non si vuol conoscere così come gli stupri perpetreti da soldati dell'armata rossa a scapito delle donne tedesche al loro ingresso nella Germania dell'est... ogni guerra porta il suo dolore, da tutti i lati. Quello del compagno Stalin è un dolore ancor più forte perché non si limitò al"nemico" ma si diffuse a macchia ed eliminò anche moltissimi dei propri concittadini. Come quando Stalin impoverì l'Ucraina del suo grano e costrinse i cittadini ucraini al cannibalismo (per sopravvivere dovettero mangiare i cadaveri dei loro defunti). Triste!

Enio Orsuni23 ottobre 2010

hai l'età dimio figlio quini puoi fifarti a racconti ma t'assicuro non rivivrei quell'epoca. o forse sì almeno ero giovane. si diceva add'ha veni' baffone ma per fortuna se n'è annato tosta felicetto e m'è piaciuta!