Elegospoli
Dal carro precipitato 4 mesi piangono
le sorelle il fratello e pioppi e grani d'ambra nel Po
per un po' rintanato (si sta bene) nella corteccia
circonvoluta d'azzardi fino e perfino complessioni
circonvoluzioni grigie e circonflesse, in piegamenti
(questo piegar è amor) lumaca sua in geometria sua
ritira, una due tre zone, sn e dx, talami ippotalami
diaframmi e sacche e condutture (riparare il sifone
è scritto nei punti del programma, sul bostik giallo-
tutto questo gocciolare gocciolante gocciolanza
gocciolatura gocciolantezza, tutta questa gocciolanteria)
virilmente controllo invoca e impetra in copiose
fonti occhiacee, e che? o forse? chi lo sa chi si districa
(chi può farlo) dal pieno senza distanza,
senza frammezzi chi esiste? io,
lo specchiato sentenzia nell'autografo pianto
l'unico respinge senso e latte scende dal cielo
ai cammelli arduo passare senza ordine del sarto
ma la chiocciola sbava (oh) la chiocciola tabernacoli
bagna e in penetrali intimi sogna di sé
sognante e spargente pianto su sacro mento (una,
una lacrima sul viso Pindaro canta o rain or tears?)
su rigatoni riga cotti pronti per il giusto dente
fumanti, sull'i- pad scende, sulla tastiera sulla pastiera
in fondo al menù (animal maligno piange
pentimento non è che lagrime spanda) di qua di là
il singhiozzo che va nel pozzo ci resti sempre per sempre
per tutti i secula seculorum e oro per un'alba
di nuovo giorno non nuovo come vestito moda modo
per isnellir coscienza, sgravidar il mosso il rimosso l'incrostato,
una dietetica stercuralis, una pallottomatica: uno bis
novanta stille d'amor di ambi e lombi e terni (il triangolo no,
non siamo ancora al concetto) ma una è la lacrima sul viso
Pindaro canta a muse interdette da sommovimento plessico
che non apre all'aperto, al cielo abortito in fontane
occhiacee di Naiadi fluenti (sono lacrime d'amore)
sicché sicca Thessalie confundit lumina Lesbos allora
ma ora, qui, subito, i condotti bisogna con condottieri chiudere
chiudere ciglia asciutte, ad occhi chiusi secchi
il surrogato respingere il taroccato e lascio solo Paolo
(sì, io, Paolo) piangente (io, l'infelice)
l'amore che a nessun amato perdona l'amare
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L'autore
paolo corinto tiberio
Prima, quand'ero piccolo acchiappavo l'aria con le manine poi le lucciole, poi le lucertole poi acchiappavo le nuvole; ed ora che sono cresciuto acchiappo i fantasmi da adulto
Commenti (1)
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malaluna26 febbraio 2012
quante gocciolanti gocciolature immaginifiche si susseguono di balzi e sussulti, fino a farti sentire (parlo di me stessa) una fantastica gocciolante goccia
