Il mio paese
laura marchetti
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Una manciata di casupole sparse
sulla collina,
uno schiaffo, una carezza,
un tuffo al cuore
e l'orgoglio di essere nata qui,
il mio paese d'infanzia.
Ricordi intrappolati
tra le rughe delle sue case,
restano, ad ascoltare il vento,
a spiare il cielo e qualche segno
di vita che lo attraversa,
dietro le finestre ammuffite,
i segni di speranze appassite,
lacrime corrose dal tempo.
Un alito di silenzio,
muove un'altalena solitaria,
cigola una carrozzella,
un accento straniero,
sogna un paese lontano.
Suona la vecchia campana
il vespro deserto
e l'orologio del campanile
che ha fermato il tempo.
Un destino, il tuo,
l'abbandono.
Si aggira randagio il pensiero,
annusa l'aria di un lontano ricordo,
emigrato all'estero,
nelle fabbriche di periferia,
da ieri ritorna,
il bisbigliare di una preghiera
e di un canto di nostalgia.
©
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L'autore
laura marchetti
Questa sono io Ho sempre odiato il freddo e il gelo, penso sempre ai senzatetto, agli animali abbandonati e se Gesù Bambino fosse nato ad agosto? Forse non avrebbe espiato le colpe di un mondo sempre più assente, forse non ci sarebbe il Natale. Avrei voluto nascere in primavera, dentro la sua poesia, ma la vita mi ha
Commenti (1)
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Salvatore Ferranti27 ottobre 2010
una poesia che mi ha emozionato. dal primo all'ultimo verso. è uno splendore che viene d dentro, che viene dall'anima.

