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Da bambino ricordo
talvolta qualcuno ci ammoniva di stare zitti
perché al terzo piano moriva un uomo
Silenzio allora facevamo
e volgevamo gli occhi alle finestre
nel segno di mestizia chiuse
"Ma dove se ne andrà adesso quello?"
"Oh l'anima quello, se ne vola via"
"Oh va in cielo e in terra"
"Oh lontano ma vicino"
"Oh occupa tutto quello che c'è fuori, ma
non si vede"
"E di tutto ciò che era
rimane solo quello che non era"
"Ma chi era lui lo saprà solo dopo
che lui diventa quello che non era"
Poi arrivava la gran notte nera
Chissà se non saremmo arrivati
e approdati al fondo!
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L'autore
paolo corinto tiberio
Prima, quand'ero piccolo acchiappavo l'aria con le manine poi le lucciole, poi le lucertole poi acchiappavo le nuvole; ed ora che sono cresciuto acchiappo i fantasmi da adulto
Commenti (1)
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Luciano Capaldo2 settembre 2015
Beh, il tema della morte è un tema difficile da affrontare perché sempre triste e legato a momenti in prima persona. Questa volta invece con questi versi l'autore pone l'accento sul completamento della morte: Come dire che la vita ci propone quello che siamo e la morte ci fa divenire quello che non eravamo. Molto bella.
