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Morte 2 novembre 2010 · lettura 1 min · 1309 letture

Il noce

laura marchetti 255 poesie pubblicate
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Non volevano che entrassimo, ma era facile scavalcar il cancello, poi c'era lui alto, sicuro e snello. La libertà amica giocava a nascondino, la nostra fanciullezza, il miglior panino. Ombroso d'estate, scuro d'inverno, le sue mani ossute sempre rivolte al cielo, in primavera rinasceva come una speranza, ma d'autunno si toglieva il velo come una danza e generoso, dalla sua chioma schiarita dal sole, guardava al domani e i suoi sorrisi ci offriva a piene mani. Era una delizia raccoglierli ai suoi piedi e quando non ce li dava gli lanciavamo un sasso, colpiva trafiggendo il cuore che ci tingeva le mani di nero, indelebile come una colpa, come il nero delle donne che meste si incamminavano sulla strada bianca del cimitero. Tornai e lo trovai steso, tagliato e ai suoi piedi i suoi figli, aggrappati alle sue mani, ed un nido a terra, schiacciato dai suoi rami. ed una stretta al cuore, acuta e forte. Fu così che imparai la morte...
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L'autore
laura marchetti

Questa sono io Ho sempre odiato il freddo e il gelo, penso sempre ai senzatetto, agli animali abbandonati e se Gesù Bambino fosse nato ad agosto? Forse non avrebbe espiato le colpe di un mondo sempre più assente, forse non ci sarebbe il Natale. Avrei voluto nascere in primavera, dentro la sua poesia, ma la vita mi ha

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