Dialogo tra un romano e un ristoratore cinese
"Buonasera, Cian Cin Ci, come 'nnamo?..."
"Buonasela, molto bene e voi signole?..."
"Perfetto, tutto a posto, a parte er core,
sa, un giorno batte forte, un giorno piano.
A casa, come va e la bambina?
che fa, va sempre a scola, è diligente?"
"Glazie tutto sommato non c'è male,
a volte un po' capisce, a volte niente.
Cosa gladisce a cena questa sela,
vollebbe"... "Che ne so, che me 'narebbe?"
"Magali... bocconcini flitti all'elbe,
oppule... pecolino con la pela!"
"Nz... Manneme qua du' spaghettini,
mezzo pollo a le mandorle in guazzetto..."
"Le cosce delle lane iele metto?"
"No, è mejo che me magno du''nvortini."
"Lo vuole un po' di pesce fatto al folno?
l'ha fatto Cian Cion Ce questa mattina;
è pesce nostlo, flesco della Cina,
lo polta mio flatello al suo litolno."
"Pe' mo manneme solo un po' de bira,
fratanto che viè Grazio, mi' cugino.
A esso quanno c'è, dateje er vino
che lui artre bevande nu' l'ammira."
Ah, ecchelo. Un corpo, je l'hai fatta!
Nomini er diavolo... e spunteno le corna!
Da voi, Cen Cion Ci, com'è che dite?"
"Diciamo bentolnato a chi litolna.
Ecco Cin Cin Là, blava e calina.
Lui è Malcello e lui Glazio, suo cugino.
Malcello beve billa, Glazio vino,
pel il lesto fate tutto come in Cina."
"Buonasela a voi cali signoli,
siate i benvenuti al Dlago Losso,
la cena ve la polto appena posso,
intanto selvo musica e liquoli."
"A Gra, come se chiama 'a scaja? Cinci..."
"... Là, pel selvilla, calo il mio Macello:
te tolcio se ci plovi a ligualdalla,
mi spiego meglio so' Ci Cu, il flatello."
"Nun sarai mica geloso de la stacca!..."
Celto che sì, appaltiene ai fioli lali!
Cin Cin Là è una spilla tla la paglia
e le ciambelle nun so' pe' li somali!
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