Naturaviva
Alfredo Mercutello
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O ascoltar i suoni della natura ai tuoi orecchi, ridondano come rumori?
Credo nelle parole che scivolano lente dentro l'animo.
Che poi chiudere gli occhi sia rimedio alle passioni?
Un'esplosione muove essenza dello spirito tra le unghiate isteriche di carezze al sangue.
Mai più chiuder vene vorrò tremando.
Per un uomo che sa di fresco, come le mattine di rugiada degli autunni più veri, come fuoco che si accende nell'acqua più gelida.
Attraverso indenne da rimpianti, fitta coltre di fumo che fuoriesce sbuffando da quei tronchi disumani senz'età.
Vedon le mani architravi marmoree stagliarsi al di là dell'impossibile, dove colonne color amaranto porpora inneggiano a gloriose tregue tra guerre di sensi.
Vorrei tanto essere sole così da riscaldare le case e pioggia per donare la frescura e dal vento farmi cullare per poi essere portato altrove, chissà dove non è importante.
Posato poi sul terreno tra spore in perfetta simbiosi di elementi.
Natura, madre, di quali figli tu sei orgogliosa?
Posso guardarti negli occhi e non aver più paura?
Posso ancora chiederti una carezza?
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