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Fiabe 17 novembre 2010 · lettura 3 min · 5453 letture

C'era una volta un re

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dionisio moretti 138 poesie pubblicate
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C'era una volta un Re un po' furbo e un po' cretino, aveva mille anni ma in fondo era un bambino, aveva tante terre, castelli, casolari, aveva cieli e monti e monti e cieli e mari. Aveva cento donne ed una donna in sposa con tanti tacchi a spillo ed un vestito rosa, aveva tanti sudditi, l'esercito valente, aveva proprio tutto ma non aveva niente. Lui non aveva un figlio perciò era tanto triste perché se non hai un figlio il mondo non esiste. Così il Re invecchiava, gli si rugava il viso in quel mondo d'incanto ma senza mai un sorriso. Così salì una sera sulla Torre Antica e a un certo punto disse: "Madonna che fatica?... dopo che nella vita le cose vanno storte, diventa complicato anche darsi la morte". Così ruppe in un pianto di pena e di dolore, si rotolò per terra, gridò per ore ed ore. Il Popolo di sotto, preso dai propri guai, pregava: "Maestà, e qui 'n se dorme mai... prendetevi un calmante, fatevi un giretto, ma per favore, sire, fatece 'na' a letto!" Il Re si fermò un attimo, sentendo 'sti lamenti, così si domandò: "E questi so' scontenti?... Se non hanno a cuore la mia disperazione può darsi c'hanno torto, ma io, ce l'ho ragione!... Ascolta bene popolo, perché non provi pena per quanto soffre il Re che tanto s'avvelena!..." "Maestà, il dolore il Popolo lo scorda perché ne verrà un altro che poi je lo ricorda. Tu hai presente le onde che muovono dal mare e il vento le frantuma come e quando je pare!... Noi semo come rivoli sbattuti addosso ar molo: e chi cjà mai sperato in un dolore solo?..." C'era una volta un Re ch'avvolto nel suo manto piangeva esattamente come chi ha sempre pianto. Il freddo ch'avanzava gli piagava il cuore, quando si è troppo soli, dentro un po' si muore. Ma dal silenzio amaro che la notte produce, come per incanto si sollevò una luce e la più bella Stella che stava nel creato si posò sul capo del Re addolorato. Disse: "Ti darò un figlio ma in cambio voglio un pegno, tu sarai mio suddito ed io avrò il tuo regno". Il Re accettò il patto, lasciò scettro e corona e da quel giorno fu soltanto una persona. Capì che il pane è caro che costa assai fatica, c'ha sette croste dure e il peggio è la mollica. Per amor del figlio spesso chinò la testa ma raramente il caso premia le grandi gesta. Il figlio lamentava: "Guarda che padre indegno, perché m'hai messo al mondo se manco mi dai un regno!..." Un Stellina opaca, visto il figlio scontento, gli diede un calcio al culo e lo mandò nel vento.
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bella, divertente mi è piaciuta... da una lezione (emiliapoesie39)

di vita... (emiliapoesie39)

Commenti (1)

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Adriana31 dicembre 2010

e' un po' lunga ma si legge tutta d' un fiato, è un po' come una favola, mi piace tantissimo,