Gravità
Vortiginosamente evado se la tua mano posa,
ingravido il silenzio e nel vuoto respiro.
Forse somigliava il grembo tuo
al paradiso di un sorriso sul mare,
tu come il canto profumato delle felci,
tu fungo che turba e rinvigorisce.
Un turbine di labbra serrate è favola implosa:
ma è acqua sana, Venere, è terra feconda.
Te lo diranno agguerrite le flotte lunari;
lo vedrò scritto nell'iride scuro e gonfio di luce.
E nell'attesa mi mischio al mondo,
forse sedotto dall'umido dei fiori,
col collo sempre coperto, madre,
e dolci ricordi a portata di mano.
Le sigarette strette al cuore, boia solerte,
ché si muore per distrazione o noia.
Le dita nel velluto a cercare il sole.
Lo sguardo sulla bocca della gente.
"Ciglia di zafferano - è stato detto -
cospargerai la nebbia di colori accesi"
Io così feci, padre, adesso cado
senza odore, adesso non mi curo
di ferite che non hanno dolore
o venti che non mi scuotono.
Appeso e nudo rifletto meglio,
esposto sul legno riposo bene.
Lattiginosa poesia, ti fingi distratta,
le mani nella borsa a cercare il dubbio.
Affacendata per gioco, non vuoi guardare.
Eppure sgorga copiosa, spontanea,
macchia le guance e scalda i polmoni,
eppure scende opprimente e miracolosa,
e nel segreto trionfo si rivela al mondo,
tutta la gravità dell'Amore.
©
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