Natale è
Quando eravamo poveri e ignoranti,
avevamo comunque la speranza
d'un futuro diverso e a tutti i Santi
chiedevamo la grazia e l'abbondanza.
Quand'eravamo poveri, a Natale
si festeggiava con baccalà fritto
alla Vigilia, e poi si stava male
per l'abbuffata insolita. Sconfitto
il mal, Gesù nasceva e, dopo,
noi s'aspettava quella vecchierella
che portava regali con lo scopo
di farci stare buoni, poverella.
Quand'eravamo poveri quei doni,
spesso castagne e fichi cotti al forno,
parevano più belli dei dobloni
di cioccolato che vedemmo un giorno.
Oggi della Befana non v'è traccia.
S'aggira un tipo rosso nelle stanze.
Il caminetto è spento e par che taccia
Il nuovo desiderio di speranze.
Costui, che lascia robe assai costose
Al piè del letto dei bambini e pare
un ologramma, fa cose mostruose:
si scorda dei più poveri ed appare
rubizzo, godereccio e spensierato.
Direi che questo losco personaggio
ci rappresenta bene e ch'è intonato
al nostro viver d'oggi un po' selvaggio:
Chi si ricorda più che Cristo è nato?
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L'autore
Benito Ciarlo
Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat
Commenti (2)
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Perlanera6 dicembre 2010
Wow, una Poesia da centodieci e lode! Molto bello il tema, che è un interessante spunto di riflessione e ottima la stesura che rende la lettura piacevole. Com. plimenti!
m
marcello plavier6 dicembre 2010
vedi tu si che sei stato fortunato, a casa mia neppure fichi, ora a noi due forse non hai letto bene ma era la voce e null'altro
