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Dialettali 21 dicembre 2010 · lettura 1 min · 1737 letture

U Friddu

Giuseppe Bellanca 38 poesie pubblicate
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Malidittu stu friddu disgraziatu M'intra 'nte carni E spinci Spinci... Spinci forti e M'ntrasi intra Finu all'ossa... 'Nta sta strada China i ghiacciu Nun cedi mancu Nu postu pe' durmiri Povuru mia Comu aìa fari Du menzi coperti E quattro cartuni Mi pozzu curcari 'Nta st'angulu scuru Chiù scuru du me cori... A fami mi pigghia Ma a pozzu suppurtari... Ma stu friddu... Stu friddu bastardu mi fa 'mpacciri comu fazzu... - Ora chiuru l'occhi e Mi lassu annari – TRADUZIONE. Il freddo. Maledetto questo freddo disgraziato M'entra dentro le carni E spinge Spinge... Spinge forte e M'entra dentro In fondo all'ossa... In questa strada piena di ghiaccio Non c'è nemmeno Un posto per dormire Povero me Come devo fare Due mezze coperte E quattro cartoni Mi posso coricare In quest'angolo buio Più buio del mio cuore... La fame mi prende Ma la posso sopportare Ma questo freddo... Questo freddo bastardo Mi fa impazzire Come faccio... - Adesso chiudo gli occhi e... Mi lascio andare -
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E' inammissibile che nel 2010 ci siano morti in strada per freddo, in questi giorni di disagio un pensiero ed un aiuto ai senza tetto.

L'autore
Giuseppe Bellanca

Ho iniziato a scrivere poesie da ragazzino, piccole espressioni del mio cuore, il tempo e le sofferenze hanno cresciuto la parte creativa della poesia che è dentro di me; da un paio di anni scrivo poesie pubblicando in un altro sito, una mia amica anch'essa poetessa mi ha consigliato questo sito, per serietà e per qual

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Commenti (9)

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Vivì21 dicembre 2010

Una poesia che fa' molto riflettere in questo periodo dove tutto risplende e riluce, dove la gente cammina frettolosa in cerca di cose belle da regalare e soprattutto non si bada a spese. Ed intanto c'è gente che muore di freddo per le strade del mondo. Una poesia molto sentita, condivisa ed apprezzata.

alessio carlini21 dicembre 2010

se dedicassimo un giorno in un anno solare per offrire riparo e solievo a queste persone ci sarebbero più sorrisi anche per strada... lirica sentitissima e vissuta realmente...

Daniela Pacelli21 dicembre 2010

Questo freddo che spinge tra le ossa e la carne è uno spino, una lama che brucia! Un pensiero a chi una casa non ce l'ha. ed il 2010 è stato un anno tremendo tra freddo e piogge. Incantevole il dialetto, complimenti!

C

un mondo di stenti quello dei barboni, tra freddo e fame, si lasciano andare alla morte. bellissima poesia, in vernacolo rende molto, complimenti amico caro

Kiaraluna21 dicembre 2010

Sì,è inammissibile morire tutt'oggi così...come in mille altri modi, nel gelo ancor più feroce dell'indifferenza. Un tema aspro e difficile, soprattutto alle porte del Natale, che dispensa tanto amore e solidarietà...Apprezzatissima e condivisa Giuseppe, grazie.

Cinzia Gargiulo21 dicembre 2010

Quest'anno a scuola tra colleghe invece di scambiarci i soliti insignificanti pensierini di Natale abbiamo deciso di fare una donazione ai senza tetto. Non sarà molto ma almeno abbiamo fatto un gesto concreto di solidarietà e abbiamo dato un senso al Natale. Come diceva la grande Madre Teresa di Calcutta siamo tante gocce di un Oceano. Poesia che denota grande sensibilità del poeta che ci mette dinanzi ad una triste realtà ricordandoci come tante persone non avranno un piatto caldo neanche a Natale quando noi sprecheremo tanto cibo. Complimenti!

Rosy Marchettini21 dicembre 2010

Bella questa poesia dedicata a tutti coloro che non hanno un tetto per ripararsi dal gelo invernale, di tutti gli inverni, in tutti i Paesi del Mondo Morire di freddo? Nel 2010 (odissea nello spazio) si muore come foglie appese agli alberi, si muore essendo il sangue congelato nelle vene... corpi inermi sparsi per il mondo privi di qualsiasi fonte di calore, sembra una cosa pazzesca, eppure accade, ma sarebbe troppo elevato il costo per costruire dormitori pubblici gratuiti... e si continua a morire tra luci intermittenti e nastri colorati Bellissima e profonda poesia Applausissimi e fiocco rosso

Silvia De Angelis22 dicembre 2010

Profonda sensibilità dell'autore in questa splendida poesia in vernacolo che si sofferma sulla drammatica situazione di quelli che non hanno un posto ove ripararsi e rischaino di morire assiderati in inverno...

Raggioluminoso23 dicembre 2010

La morte è la morte - le cause sempre le stesse - e nel 2010, sì è possibile morire per il freddo - la solidarietà e l'umanità non eistono più come sentire valoriale. Ora vige solo l'egoismo e l'indifferenza. Particolarmente sentita e condivisa!