Senza aspettare che diventi giorno

Un immobile chiarore
nato ieri,
sotto il portico lungo,
verso il fiume.
Meta, orizzonte
o illusione atemporale.
Camminavo attraverso la nebbia
della mia confusione.
Malattia in un autunno
di qualche anno fa
e terminata
nella prossima estate.
Lacerata la mia certezza,
finalmente.
Manca il destino dalla mia,
tu sei già lontano.
Magia
di un arrivederci solitario,
miracolo
in un soffio di coraggio.
E un'altra finestra,
per affacciarsi sul tuo sguardo.
Senza aspettare che diventi giorno,
ti sarò accanto.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
Commenti (2)
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hy ju19 gennaio 2011
Dalla confusione della nostra nebbia interiore, a volte appaiono dei lampi di memoria, che sono poi a rovescio anche presagi. La malattia iniziata qualche anno fa, presente a tal punto da sembrare ancora di rivivere di nuovo quel periodo drammatico, che terminerà, presto, in primavera. Il coraggio che ci manca per dirsi arrivederci, il coraggio che ci serve per affrontare il distacco. E' stupenda.
Splendido Leotta Michele19 gennaio 2011
quando i sentimenti travolgono... il cuore esprime... forse il dolore antepone... meravigliosa e fantastica... poesia sentita nel triste è stupenda... dedica eccellente... complimentissimi...

