Quegli occhi non già li avevo visti
Quegli occhi non già li avevo visti.
Occhi di lince affamata, nella radura,
sotto la pioggia autunnale puntante
alterni un fagiano, e un capriolo.
Quell'occhio ogni mia forza vince.
Mi risucchia alma la terra omicida,
ond'io mi riduco ad essenza –
io volo, nell'ora universo
mio cranio.
S'è mosso il mio occhio all'inverso.
La pelle mia, diafana e mista
alla terra, tua preda è. Ed essere
un brulicare di sguardi voluttuosi
parrebbe; nel volo novello,
involo al mio corpo la forma.
Ridotti ad un gioco d'osmosi
sono gli umori nostri.
Ma tornerà l'equilibrio. E allora
saremo di nuovo, noi mostri, costretti
ai conosciuti rumori.
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