Isabelle Caro (in memoria di)
Ormai le nostre storie intrecciate
In reti di omissioni e di dolore
non sono più, tu ritorni
La mia fatina buona,
Io la tua bambola perduta.
Vorrei tornare sulle tue ginocchia
E sciogliermi come neve
Al primo accenno di carezza.
Per amor tuo, plumbeo di pensieri
Che ancora mi accompagnano
Ho creato un canto silenzioso
Un urlo d'amore dentro la fame
Atavica, mi son fatta d'aria,
Leggera, per non pesarti sulle spalle
che non sia grave la ferita del lasciarti.
Ho smesso di crescere
Nutrendomi di costole spuntate
E ansia d'aria.
Eppure, quando la mente ha dipanato
Il circolo vizioso degli affetti
Sono uscita al sole, seduta su gradini
Senza vergogna ho aperto l'anima
Tornando al flusso della vita,
Ho dato in pasto al mondo
Un corpo scricciolo e perduto
Per altre donne bambine
Per tante mamme assenti .
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L'autore
Novara Marianna
Sono una donna come tante che lotta tutti i giorni come una donna qualunque, con un piccolo difetto: amo scrivere. Sono una donna semplice che proprio nella semplicità del cuore trova la profondità del suo essere e travalica i confini del finito. A che serve una foto, sapere gli anni, potrei essere bellissima o no,
Commenti (1)
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Amara24 gennaio 2011
...il tema non è semplice... e qui sembra sentito... non trattato per il puro gusto di parlarne... sento stonati gli ultimi due versi... non li sento all'altezza del testo che trovo invece per nulla scontato... mi piace... si...
