Il poeta di Auschwitz
Ausilia Giordano
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Nessuno sapeva
narrare le fiabe come mio padre.
Egli poteva accendere il sole
e ricamare la luna e le stelle lucenti
nel cielo spento e cupo di Auschwitz.
Ad ogni mio passo deponeva
un manto di erbe e di fiori
sui campi desolati di Auschwitz.
Le farfalle non vivevano
dove regnava lo sgomento e la morte,
dove l'esistenza biologica
era resa questione politica,
nelle prigioni tenebrose di Auschwitz.
I corpi a brandelli,
incredibili scheletri spossati,
si consumavano nell'indigenza
e nell'annullamento assoluto di se stessi,
larve di vita in attesa di liberarsi
dell'ultimo respiro.
Mio padre inventava le farfalle principesse
e le api portatrici di miele,
giocherellanti nell'aria putrida di Auschwitz.
Ma una notte
le farfalle principesse e le api
mi rapirono nel sonno
e mi ritrovai da mio padre lontana.
Fuori dalle reti spinate di Auschwitz.
A sette anni ascoltavo affascinata
la voce del mio padre poeta
nelle funeste prigioni di Auschwitz.
Mai più alcuno ha saputo narrarmi le fiabe
come poteva fare mio padre.
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L'autore
Ausilia Giordano
Commenti (3)
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Lidia Filippi28 gennaio 2011
Quanto amore in questi bellissimi versi! La poesia anche nella tristezza... Complimenti davvero!
Kiaraluna28 gennaio 2011
Il filo del ricordo dell'innocenza vissuta e sopravvissuta all'orrore, anche grazie alla forza dell'amore paterno, farfalla nel vento della follia. Lirica di struggente testimonianza, toccante e molto apprezzata.
Silvia De Angelis28 gennaio 2011
Versi davvero commoventi in attimi della vita, ove si compiono immagini tragedie, vissute di riflesso in un'infanzia nella serena narrazione d'un papà...



