Racconto di un folle
A chi racconterò le storie dei castelli
di carta o di un fiore dai petali brulli?
Di dolci note suonate al vento per
il ritorno del folle.
Nella
psiche l'impronta di una mano che vuole aiuto
e che nessun c'èra,
un nuovo patto scellerato
per i tempi migliori.
Apro le porte e ti vedo andare via,
Gesù
è risorto mentre un salice è piangente.
Rendimi conto delle
tristi menzogne dell'essere umano.
S'impegna a morte.
Alla festa c'erano tanti mostri ognuno
mostruosamente pazzo e perverso.
E le facce divelte,
cadeano a terra,
le mani marce con buchi
dove uscia il pus allo stringere.
Sul tavolo, fogli,
e un ignoto scrivano senza senso.
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Commenti (1)
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Stefania Stravato8 febbraio 2011
Un susseguirsi di metafore, incalzanti e suggestive a disegnare uno scenario dalle tinte ''dantesche, di difficile interpretazione, ma che indubbiamente evidenziano una fervida immaginazione dell'Autore, che di certo ha traslato in questi versi, un personale sentire...
