Plazer
o quanta goduria nel veder con quanta furia
spacco e sventro lo stivale con quanto male
legifero e fo leggi addomestico le greggi
le lascive pecorelle a cui suggo le mammelle
dal piacer ci gemo a tartassar con format scemo
il teleutente plaudente prono sempre e riverente
e sento viva gioia contemplar copiosa ploia
di malaffare e ruberie scender sulle vie
su borghi e città corruzione pizzo e omertà
e m'industrio con piacere a spaccare il globo in due sfere
e piue e piue mi diverto ad insignire sciocchi senza merto
e a separare nessuno più di me sa tagliuzzare
norme costumi e diritti e sbrodol nei conflitti
che fomento con studiata malizia ma letizia
maggior ch'i sento (e che mi fa contento)
è prender pei fondelli la giustizia come sfizia!
mi piace anco gittar fango a voluntade sulle strade
intra castella o case populari ma sugli altari
oro e villania getto poi mi ficco dentro un letto
e godo del favor d'una bagascia ma sine grascia
ché natura mi fe' con grosso orecchio ma in quanto al tecchio
n'è più fornito il camin di Riccardo e guardo
o che sollazzo! assiduamente (non ho da fare un cazzo)
la tivvù dal bunker di Sardigna e a chi m'indigna
mi piace abbaiargli addosso come colosso
a guardia di sue proprietadi se gioco a dadi
trovo gusto giocar con roba altrui miserrimo fui
e nei nullatenenti rimembro prosapia de' parenti
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L'autore
paolo corinto tiberio
Prima, quand'ero piccolo acchiappavo l'aria con le manine poi le lucciole, poi le lucertole poi acchiappavo le nuvole; ed ora che sono cresciuto acchiappo i fantasmi da adulto
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