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Impressioni 19 febbraio 2011 · lettura 1 min · 2348 letture

L'attimo che coglie alla sprovvista

Saldan 202 poesie pubblicate
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Sarà stata la notte, la coscienza la follia bevuta dalla nostra inconsistenza l'attimo fuggito, un tempo fuggente mai colto realmente - ma ad Orazio voi non dite niente. - Sarà stato il sale del mare che apre le ferite come e più d'un pugnale, un colpo fatale un cappio mentale, inusuale, quasi surreale. il lamento del mio io da relegare a qualcosa che puoi dire ma non fare. La domanda è la risposta, il problema si traveste da assioma: "Prega e taci!" urla il tizio che sta a Roma. "Parli al vento - dice - per tirare l'acqua del tuo mulino!" ma il resto lo scriverà il destino - se esiste - e poi? La fine del testo, rimettersi in sesto dopo il dolore, le sviste, la morte e poi l'amore.
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Carpe diem, letteralmente "Cogli il giorno", normalmente tradotta in "Cogli l'attimo", anche se la traduzione più appropriata sarebbe "Vivi il presente" (non pensando al futuro) è una locuzione tratta dalle Odi del poeta latino Orazio (Odi 1, 11, 8). Viene di norma citata in questa forma abbreviata, anche se sarebbe opportuno completarla con il seguito del verso oraziano: "quam minimum credula postero" ("confidando il meno possibile nel domani").

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Commenti (1)

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DarioC 8519 febbraio 2011

Piacevole, soprattutto per le rime e le assonanze, anche se a volte sembrano un po' troppo insistite, appesantendo il verso, e secondariamente ostacolando un po' la comprensione. Riguardo al contenuto, comunque, aggiungo una breve dicitura che, tuttoggi, si puo' leggere appesa sul muro di una casa presso piazza borsa a Treviso: "dum vivimus, vivamus!".Credo che questa frase possa ulteriormente chiarire il pensiero oraziano.