Aria di natura in festa
Giuliano Nardelli
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Una persiana di legno verde e consumata
nel purissimo chiarore di luce rapida
si apre improvvisamente come un seme.
Destarsi in un mite mattino
tra un tremolante ronzio di api
con gli usignoli che decantano i loro versi
e lambire con mano la gonna azzimata
dell’arcobaleno dai vividi colori
vermiglio e paonazzo.
Ed è piacevole sentire il sole
posarsi tiepidamente sulle guance.
Tutt’intorno si eleva un canto di musica
e si diffonde una melodia nostalgica;
essa si slancia e timidamente vola
imitando le nuvole e il vento
che sospira lievemente e scivola in silenzio
tra un campo d’erba rorido di rugiada fresca
e bruma mattutina a cui arridono
il pascolo e gli armenti.
Ci sono cose che volano
farfalle, allodole, cicale
e foglie di campanule e petali di fiori
e margherite che non ebbero modo
di appurare in vita il loro bagliore
e che perirono in terra
cui non conserva ormai di essi
più alcuna orma.
Non può essere l’estate
perché essa è già trascorsa
e tanto meno primavera:
dacché ancora è troppo presto.
Ma due merli dal camino
da tre giorni e da tre notti
se ne uscirono ristorati
prima bianchi e poi da neri
con il becco e le zampine tutte gialle.
E questi giorni che sono inverno
la tradizione qui si tramanda
del fatto ornato e più fantasioso.
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Giuliano Nardelli
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