Ipazia
Quando più non parlarono gli dei
Pizia e Sibilla tacquero per sempre
statue divelte e altari nei sacelli
e nuovi templi poggianti sui mitrei
cedendo ovunque davanti al dio sconosciuto
Solo volevo seguire il corso delle stelle
e discettar, come davanti ai Propilei
di forme eterne e archetipi sereni
o come l'essere dentro l'ombra s'inveri
Tanto bastò a chi ritenne rei
il mio genere e più ancora la mia mente
se corpo e membra non rimasero interi
Luce degli occhi escavata ultimo oltraggio
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
A
Tutte le opere →
L'autore
Aldina Mastroianni
Che dire di più rispetto a ciò che trapela dalle mie poesie?( un amico, che ora non c'è più, le definì la punta dell'iceberg) che sono sposata e ho tre figli...ormai grandi. Che ho insegnato Lettere fino allo scorso anno...Che scrivo e dipingo da molti anni.. le due attività si intrecciano, si alternano, conoscono fasi
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
R
Rosa Maria Cantatore30 agosto 2012
La vicenda esemplare e tragica di Ipazia rivive nelle splendide parole di questa poesia, inno a una donna straordinaria e ad un tempo perduto. Complimenti!